Una vita da Testimone di Geova

Uno spaccato di vita di una famiglia in cui solo uno dei due coniugi è un Testimone di Geova.

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“… e una nuova terra”

carrot-dangle-donkey-e1454619493499-300x300Riproponiamo alcuni articoli di interesse comune che magari sono passati inosservati o a beneficio dei nuovi lettori del blog.


Di tanto in tanto, mi viene chiesto perché mi dia da fare per stare al passo con le ultime notizie dal mondo dei Testimoni di Geova.

La mia risposta di solito dipenderà da diversi fattori, tra cui, ma non solo: la concentrazione di caffeina nel mio sangue, incombenti incarichi universitari ed il mio grado di soddisfazione generale verso questa grande fucina di occasioni che è la vita.

Se le condizioni sono sfavorevoli, probabilmente borbotterò qualcosa di incoerente e tornerò a scarabocchiare sul muro con il mio fidato Crayola (Trovo che ci sia una certa sobria follia in questo pastello che è impossibile comunicare con qualsiasi altro evidenziatore. Vi consiglio il colore rosso).

Se le condizioni sono favorevoli, tuttavia, la mia risposta sarà che tenere d’occhio le attività della Watchtower e dei Testimoni di Geova è una sorta di dovere civico: le loro complicate credenze continuano a causare problemi sia agli attuali membri dell’organizzazione che agli ex. Dalle posizioni del Corpo Direttivo su omosessualità e visione della donna, all’infinito fuoco di fila di domande scomode poste dalla Commissione Reale Australiana sulla pedofilia, non mancano certo persone contrarie alle politiche Watchtower.

Ma l’aspetto forse più insidioso della Watchtower è la continua presenza della teologica “eterna carota” del Paradiso, che penzola allettantemente appena fuori dalla portata dei Testimoni. Come vedremo, la visione Watchtower del nuovo sistema non fa altro che bloccare la crescita individuale del Testimone medio. In che senso?

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Dall’autolesionismo all’autostima: la storia di Lisa

freedom1200-300x158.jpgSono nata e cresciuta come Testimone di Geova. Era un’identità che mi era stata imposta.

Alcune persone abbracciano la religione di famiglia. Altre, come me, sentono che non è quello il loro posto, non sentiranno mai che quello sia il loro autentico “io”.

Mi sono battezzata a 15 anni perché sapevo che era quello che ci si aspettava da me. Sapevamo che tutti che gli adolescenti, in particolare i figli degli Anziani, che non si battezzavano prima del diploma, sarebbero stati sottoposti ad un intenso scrutinio e stigma. Sentivo che la nozione stessa di “preghiera di dedicazione” privata era una delle più ingegnose espressione religiose che, nel mio caso, equivaleva ad un ottovolante emotivo: volevo piacere a Geova, volevo fare la cosa giusta per l’umanità, volevo compiacere i miei genitori come volevo anche mangiare dolci, andare a Julliard e uscire con quel ragazzo carino della scuola. Ero sentimentale, ormonale, confusa ed avevo paura di causare problemi. Non ho mai avuto, prima, durante o dopo il mio battesimo, una vera “esperienza religiosa” come Testimone di Geova.

Sapevo che non volevo davvero essere una Testimone di Geova, ma il pensiero di prendere posizione contro tutto ciò che mi era stato insegnato a credere era terrificante. Inoltre, ero molto combattuta. I miei genitori, a differenza di tanti altri genitori nell’organizzazione, in realtà, si sforzavano di essere equilibrati. Ho frequentato la scuola pubblica. Mi era permesso guardare la TV (persino MTV!). Ricevevo regali durante l’anno per compensare il fatto che non festeggiavamo nulla e la mia madre pioniera mi ha spinto a frequentare l’università perché si era profondamente pentita di non aver mai ricevuto un’istruzione superiore. In concomitanza con i loro avvertimenti sull’andare all’università o viaggiare solo per mera soddisfazione personale avevo una strana sensazione, come se i miei genitori stessero costruendo una doppia vita per la loro figlia, una delle quali erano consapevoli che non fosse quella approvata dalla Watchtower. Mentre, certamente, ho apprezzato la loro educazione più liberale, questo ha solo contribuito ad acuire l’estrema dissonanza cognitiva che stavo vivendo in quella religione. Ero davvero incoraggiata a sviluppare le mie capacità di pensiero critico e seguire la mia strada? O il loro comportamento apparentemente aperto era solo una strategia di manipolazione emotiva?

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